domenica 2 novembre 2014

CUCCHI MASSACRATO DI BOTTE. NESSUNO È COLPEVOLE



“Non ci arrenderemo mai finché non avremo giustizia”. Questo il commento, tra le lacrime, dei genitori di Stefano Cucchi, dopo la lettura della sentenza della Corte d’Appello di Roma che ha assolto tutti gli imputati, compresi i medici. Il procuratore generale, Mario Remus aveva avanzato la richiesta di condannare tutti gli imputati, non solo dunque i medici, ma anche agenti e infermieri.
In primo grado furono condannati solo cinque medici e un infermiere del padiglione penitenziario dell’ospedale romano, cinque per omicidio colposo, una per falso, con pene da 8 mesi a due anni di reclusione. Gli altri sei imputati, tre infermieri e tre agenti di polizia penitenziaria, vennero  assolti. 

“Mio fratello è morto di giustizia, di una giustizia che è malata”. Questo il commento di Ilaria Cucchi, sorella di Stefano. “Mio fratello è morto 5 anni fa in questo stesso Tribunale, in una udienza direttissima di magistrati che non hanno visto le sue condizioni, le condizioni di un ragazzo che dopo sei giorni si è spento tra dolori atroci, come un cane” ha aggiunto la donna.

Il geometra romano venne arrestato per droga il 22 ottobre 2009, e morì una settimana dopo all’ospedale “Sandro Pertini”, dove era stato ricoverato in condizioni pietose per le percosse ricevute durante la detenzione, aveva commentato la sentenza di primo grado. Per l’accusa il giovane venne pestato nelle celle di Palazzo di Giustizia, “dopo l’udienza di convalida e prima dell’ingresso al carcere”. Successivamente morì per “sindrome di inanizione”, ovvero per malnutrizione, a causa della condotta di chi doveva curarlo e non lo fece, cioè per una condotta “contrassegnata da imperizia, imprudenza e negligenza”.

Nel giugno 2013, a seguito della sentenza della Corte d’Assise, il Psi – su iniziativa del mensile ‘Mondoperaio’ – chiese al presidente della Regione, Lazio Zingaretti di cambiare nome all’ospedale ‘Sandro Pertini’. “Sandro Pertini non fu solo un amato Presidente della Repubblica, un coraggioso combattente antifascista, un integerrimo leader socialista. Fu anche, per molti anni, un detenuto. Se non altro per questo egli non merita che il suo nome venga in qualsiasi modo avvicinato a quello di un ospedale in cui un altro detenuto, Stefano Cucchi, è stato lasciato morire di fame e di sete”.

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Silvia Sequi per Avanti!