venerdì 5 settembre 2014

LE ULTIME DAL SINDACO DI LIVORNO



Nogarin, il sindaco ex velista, è in carica da tre mesi. "Se chi ci attacca pensa di condizionarmi, sbaglia. Basta con le case popolari affittate a 12 euro". I democratici sono commissariati. Il capo della lista di sinistra che ha appoggiato il M5S: "Spero che lo shock fermi la cancrena politica".



Filippo Nogarin compie 44 anni oggi ed è la prima cosa che dice: il 4 è il mio compleanno. Perfetto. Che sia chiaro subito che è cambiato il mondo, a Livorno. Ora quello che conta - "finalmente", ride - è la storia personale, il profilo l'identikit, il curriculum che demolisce come una libecciata settant'anni di politica di partito, quella per cui il Pci "poteva candidare anche un bicchiere", a fare il sindaco, tanto i livornesi l'avrebbero votato. Invece no. Non l'hanno votato.

Sono passati tre mesi da quando il Movimento 5 Stelle ha vinto con il 19 per cento dei voti (al primo turno) il 60 per cento dei seggi in consiglio. Gli eterni onnipotenti del Pd locale dissolti, dimissionari, spariti. Il partito nato qui con Gramsci è morto 93 anni dopo con Yuri de Filicaia, 700 preferenze in una città di 170 mila abitanti, segretario oggi commissariato da una troika arrivata dal Pd fiorentino "ma i fiorentini annegano a riva, cosa vuoi che ci possano insegnare a noi di Livorno", si sente dire alle assemblee. L'orgoglio labronico, quello è intatto. Semmai cresce, passato lo choc.

Nogarin arriva al bar Dolly di Piazza Grande in bicicletta con zainetto tecnico in spalla. Prima di annunciare la rivoluzione imminente - via tutti i vertici delle partecipate, basta col monopolio dei soliti noti al porto, azzerate le rendite di posizione nelle case popolari, centro pedonale, sponsor privati a finanziare i progetti, basta persino con la rivalità fra Livorno e Pisa "perché noi abbiamo il porto e Pisa l'aeroporto, se la smettiamo coi campanilismi facciamo fuori Firenze" - con una certa riluttanza dice due cose di sé. Famiglia semplicissima, esordisce. I nonni arrivarono dal Veneto a far da casieri ai Della Gherardesca a Caletta di Castiglioncello. Il padre ha lavorato tutta la vita sulle piattaforme petrolifere, per lunghi periodi fuori casa. Il bambino Filippo nasce all'ospedale di Livorno, è bravo a scuola fin da piccolo specie in "logica e matematica". Grandi sacrifici per farlo studiare, si laurea - nel frattempo lavorando - in ingegneria aerospaziale all'università di Pisa con una tesi su un generatore eolico. Va a vela sui Contender. Quando ha vent'anni nasce sua sorella Ginevra, oggi 23. Rifiuta un lavoro all'Enel e sceglie la libera professione, "faccio il consulente per ogni tipo di azienda, mi sono dedicato anche ai polli, ho cambiato i flussi d'aria in un allevamento". Affronta e combatte una dura malattia, lascia la vela, trova la politica. "A un certo punto sembrava che volesse fare il presidente del Circolo nautico di Castiglioncello - dice il suo compagno di vela Gianluca Giunchini, proprietario del ristorante sopra il circolo - invece si è candidato sindaco". Aveva votato Dp, radicali, verdi, infine trova Grillo. Un po' più di 100 militanti lo indicano, in rete, come candidato sindaco. "Ho deciso di farlo perché amo questa città follemente, a volte Anna è gelosa". Anna è la compagna, madre di due bambine.

Veniamo alle difficoltà di questi tre mesi. Assessori nominati e revocati, meet up grillini che sindacano ogni decisione, avvocati che diffidano il primo dei non eletti dall'usare il simbolo, assessore al Bilancio scelto una settimana fa e molto irriso poiché - si legge nel curriculum - ex cassiere in una discoteca di Viareggio. Nogarin si fa duro. "Avevamo scelto un'altra persona per il Bilancio, ma quello stesso giorno ha saputo di avere un tumore. Altre domande? Questa dei meet up è una fandonia dei giornali. Io ho fornito gli identikit dei candidati e sono io che scelgo, alla fine. Quanto alla rete: non perdo tempo dietro ai blog, non li guardo nemmeno. Se chi ci denigra pensa di fare pressione su di me si sbaglia. Abbiamo avuto qualche fisiologico contrattempo, le prime settimane. La giunta c'è. Metterà mano per prima cosa alla gestione delle case popolari, poi a quella delle partecipate - rifiuti, acqua, gas. Pedonalizziamo il centro, diamo aria con ogni mezzo possibile al commercio, apriamo ristoranti di cacciucco e cinque e cinque (il panino con la torta di ceci). Ci facciamo saldare i debiti da società come l'Asa che è in attivo di 24 milioni e ce ne deve 17, mai richiesti dalle amministrazioni precedenti. Facciamo una revisione dei titoli di chi ha avuto nei decenni le case popolari a 12 euro al mese, vediamo se sono tutti ancora in stato di necessità e se non lo sono ci facciamo pagare un affitto equo. Blocchiamo le speculazioni edilizie che sono servite solo a foraggiare le Coop. Non costruiamo il nuovo ospedale, facciamo funzionare quello vecchio".

Stella Sorgente, vicesindaco contrabbassista, lo guarda mite con occhi sgranati e aggiunge che per parte sua istituirà il registro delle unioni civili, in calendario la prossima settimana. Serafino Fasulo è il neoassessore alla Cultura già titolare del cinema Kino, oggi chiuso (il multisala del centro commerciale Porta a Terra, costruito attorno all'Ipercoop, ha condannato la sala d'essai. Sulle cui pareti del resto i livornesi avevano già inciso 'qui i firmi fanno caa'. Firmi è plurale di film, il verbo si capisce). "Il problema è che i livornesi a maggio fanno ruotare in avanti il bacino di 15 gradi, mettono le infradito e vanno a mare. Sono tutti bravi a dire chi te lo fa fare. Poi abbassano la saracinesca del negozio e si avviano al Romito". Lercio, il lungomare. Mozziconi e bricchi di estathè.

La città più che paralizzata è in disarmo. Centro deserto, negozi chiusi, il porto in declino. Attraccare a La Spezia costa alle compagnie navali un milione e mezzo in meno ogni anno. Nogarin promette battaglia ai "monopolisti del porto, che saranno anche privati ma le concessioni sono demaniali, fino a prova contraria appena scesi dal mare entrano in città e qui li aspetto io". Le vecchie famiglie degli armatori - i D'Alesio, i Neri, i Fremura - sono avvisate. Samuele Zarrugh, per tredici anni presidente della comunità ebraica - la comunità sefardita di Livorno è la più importante d'Italia, Elio Toaff, 99 anni, massima autorità spirituale, è nato qui - ricorda come anche la compagnia navale israeliana Zig abbia lasciato Livorno e "questa è una città di mare, lo sviluppo può venire solo dal mare". Zarrugh è nato a Bengasi, è fuggito dalla Libia dopo la guerra dei 6 giorni, ha studiato il Corano insieme a quelli che oggi sono chiamati i califfi del terrore e spiega pacato che l'ignoranza è la vera piaga di questo tempo, anche a Livorno. "Quando sono andato a salutare il nuovo Imam della moschea gli ho detto con un verso del Corano, "Abramo disse al suo Dio: fa che questo paese diventi un paese tranquillo", lui mi ha risposto 'Così sia'".

Anche a Zarrugh il Pd livornese aveva chiesto di candidarsi sindaco, in una spaventata corsa al 'nome di rotturà prima rinunciare e puntare su Marco Ruggeri. "Il bimbo di bottega", lo chiama lo scrittore Simone Lenzi, che ha pagato le colpe dei padri. In coerenza col voto alle primarie (il 70 per cento a Renzi, in una città cuperliana) avrebbe avuto forse più senso Lorenzo Bacci - renziano, sindaco di Collesalvetti, rieletto col 65 per cento - che si era offerto volontario nella corsa a sindaco. Purtroppo il sindaco uscente, Alessandro Cosimi, non ha gradito. Nel Pd livornese, ai vertici manovrati dall'antico potere dei dirigenti della generazione di Marco Susini, c'è ancora qualcuno che attribuisce la sconfitta al 'tradimentò di Buongiorno Livorno, la lista a sinistra del Pd che è arrivata a un passo dal ballottaggio e ha dato poi indicazione di voto per i 5 Stelle. Il 'traditorè è Andrea Raspanti, un ragazzo nato nell'80, appassionato e colto, oggi all'opposizione. "Noi avevamo la responsabilità di rompere l'egemonia asfittica di un partito diventato solo un centro di potere, arroccato nei privilegi di rendita, incapace di aprirsi alle intelligenze e alle energie, spaventato e arrogante", dice Raspanti. "Grillo non mi è mai piaciuto, e so bene che ha vinto a Livorno anche coi voti della destra. Questo non toglie niente alla responsabilità del Partito democratico: molte delle persone che oggi sono in giunta non hanno trovato casa nel Pd. Se il voto di Livorno fosse servito a salvare dalla cancrena politica la sinistra e a darle un futuro sarebbe una rifondazione, questa sì". Una rivoluzione, cose che nell'altro secolo succedevano a Livorno. 

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Concita De Gregorio per la Repubblica