sabato 6 settembre 2014

CASALEGGIO INSIEME AI “BANCHIERI MASSONI”, RENZI NO



Che un giovane Presidente del Consiglio partito lancia in resta contro i «salotti buoni» decida di disertare il tradizionale appuntamento di Cernobbio - vero e proprio attico con terrazza della finanza italiana - può far storcere il naso ma, come si dice, ci sta. Ci sta forse meno il fatto che - per il secondo anno consecutivo - ormeggi sulle sponde del lago di Como Gianroberto Casaleggio, mente informatica di un movimento il cui leader non fa mistero di considerare i banchieri dei volgari truffatori (epiche le sue battaglie contro i vertici di Mps) e il mondo dell’economia e della finanza, più in generale, un’accozzaglia di massoni, con tanto di cappuccio e grembiulino.

Ma in fondo, se lo si assume come ennesimo cortocircuito di certi populismi nostrani, può starci anche questo. 

E’ vero che Matteo Renzi non è più lo scapestrato sindaco di Firenze e che polverose regole di galateo politico avrebbero consigliato una sua presenza a Cernobbio: ma almeno due circostanze rendono invece coerente la sua discussa scelta.  

La prima - forse meno rilevante - la potremmo definire di carattere storico-personale: Renzi sul lago non c’è mai andato, non ha mai frequentato i cosiddetti «salotti buoni» e quei salotti non lo hanno mai apprezzato, in ragione del suo modo spiccio di far politica . «Ci considerano dei barbari», ha confessato al tempo della scalata avviata col suo piccolo esercito di «rottamatori». 

Certo ha qualche simpatia e qualche amicizia personale in quel mondo, ma si tratta - naturalmente - di rapporti «scandalosi» e criticati: le cene con Davide Serra, i pranzi con Flavio Briatore, allo stadio con quell’altro panzer di Diego Della Valle. Poca roba, però: e insufficiente a ridurre le distanze da un universo che non ama e dal quale non è stato mai amato. Questa prima circostanza, è un’ottima premessa - diciamo così - per introdurre la seconda spiegazione ad un’assenza altrimenti incomprensibile. 

I «salotti buoni» e le «élite» economiche-culturali del Paese (da certi industriali ai «professoroni», per capirci) sono diventati, da un po’ di tempo, il nuovo nemico di Matteo Renzi, un leader che fin dai tempi dell’assalto alla Provincia di Firenze ha sempre nutrito la sua politica e il suo «populismo democratico» con l’assalto ad un nemico: in origine i Ds «arroganti», poi i vertici («bolliti») del Pd, quindi la «casta» da rottamare e, rottamata quella, ecco i gufi, i rosiconi e gli animatori dei «salotti buoni». 

Un nemico sempre e comunque, insomma: per dare un credo alle truppe, sostanziare una causa e magari parlar d’altro, in una finora efficacissima opera di distrazione di massa. E i nemici, naturalmente, sono sempre populisticamente impopolari: quanti cittadini elettori, infatti, possono considerare le élite economico-finanziarie del Paese incolpevoli per la situazione in cui versiamo? 

Detto questo, sarebbe però un errore non vedere un altro aspetto del modo di far politica di Renzi, che l’assenza da Cernobbio conferma in maniera evidente: una certa allergia ad esser «sponsorizzato» e la riproposizione di quel che un tempo (con qualche approssimazione) veniva definito il «primato della politica». L’unica chiamata estiva alla quale il premier ha risposto è stata quella dei boy scout a San Rossorre: niente Cernobbio oggi, e niente Meeting di Cl, ieri. «Non mi lascio né intimidire né condizionare», ama ripetere Renzi: a maggior ragione da quelli che uno stesso dirigente Pd (non renziano) definisce «luoghi della politica morta»... 

Più difficile dire, invece, che idea abbia del Forum Ambrosetti Gianroberto Casaleggio, detto il guru, che l’anno passato intrattenne la platea con una contrastata lezione sulle sorti magnifiche e progressive di Internet. Ci torna per la seconda volta: e non per lanciare pietre, come suggeriva l’anno scorso qualche militante grillino in rete. Partecipa nelle vesti di presidente della «Casaleggio Associati» o di numero due del Movimento? Poiché scindere le due parti in commedia è difficile, anche la risposta è complicata. 

Comunque, nella gara ingaggiata con Renzi a chi è più antisistema, stavolta i Cinque Stelle perdono per distacco. Eppure per il Movimento - e per lo stesso sistema politico - potrebbe non essere un male. Infatti, se la tanto invocata «costituzionalizzazione» dei Cinquestelle avesse come passaggio obbligato la presenza del guru a Cernobbio (tra massoni e truffatori...) anche i più scettici applaudirebbero convinti. Ma è poi così? Nel pendolo responsabili-irresponsabili di un Movimento disposto a dialogare con Farage, i jiadisti e ora i «banchieri massoni», ma non col governo italiano, il dubbio è lecito: tocca a loro, a Grillo e Casaleggio, dimostrare che la lezione del voto europeo non è arrivata invano. 

mader

Federico Geremicca per La Stampa