mercoledì 10 settembre 2014

CAOS NEI 5 STELLE EMILIANI PER LA CANDIDATURA ALLE REGIONALI



Il leader dei pentastellati vorrebbe strappare la regione ai democratici e apre alle selezioni per la presidenza. Ma a queste non potrà partecipare il consigliere Defranceschi, accusatore di Richetti e scelta considerata più ovvia fino ad oggi. Perché anche lui forse è indagato per le spese e il regolamento gli vieta di presentarsi.

Gongola, Beppe Grillo, e infierisce sui guai del Partito democratico. «Ma un candidato non indagato e sconosciuto alle procure non ce l'avete?», scrive in un post sul suo blog, a commento delle ultime novità emiliane, nell'inchiesta sulle spese pazze.

Due candidati alle primarie del Pd, i renziani Stefano Bonaccini e Matteo Richetti, risultano indagati , e Beppe Grillo inizia così la campagna elettorale, incurante del fatto che anche il suo capogruppo («È una pura formalità», ha detto Andrea Defranceschi) sia oggetto di controlli. «L'ex presidente Pd della Regione Emilia Romagna Vasco Errani» scrive Grillo, «si è dimesso dopo la condanna per falso ideologico nell'ambito del processo relativo al finanziamento da 1 milione di euro alla coop agricola Terremerse presieduta nel 2006 dal fratello Giovanni». Dopo Errani, difeso dal premier Renzi proprio inoccasione della chisura della festa nazionale del Pd, «il Pd ha annunciato le primarie tra Richetti (attualmente deputato) e Bonaccini», che adesso sono «indagati per peculato nelle inchieste sulle spese pazze dei consiglieri regionali in Emilia Romagna». «La logica» accusa l'ex comico «è semplice: sostituire un condannato con un indagato e lasciare che il tempo faccia la sua parte, sulla pelle dei cittadini».

Richetti e Bonaccini, comunque, incassano il sostegno di Matteo Orfini, presidente del Pd, del ministro Boschi, del Pd di Modena, e quello - forse meno gradito - di Fabrizio Cicchitto: «Giustamente» ha detto il senatore alfaniano, «il ministro Boschi dice che un avviso di garanzia non significa affatto sicurezza di colpevolezza e quindi non può comportare nessun passo indietro sul piano politico». «Questa cosa» aggiunge polemico, «deve però valere non solo per il Pd ma per chiunque faccia politica».

Il Movimento 5 stelle, intanto, proprio oggi ha aperto poi le consultazioni per trovare il proprio candidato. Gli aventi diritto hanno due giorni di tempo per avanzare la propria candidatura, che poi verrà valutata e votata dagli iscritti. A quanto risulta all'Espresso, proprio l'accusatore di Matteo Richetti, autore del dossier sull'uso delle auto blu, e capogruppo 5 stelle Andrea Defranceschi, avrebbe desiderato una candidatura, che però sembrerebbe impedita dal regolamento del Movimento che pare fatto apposta per escluderlo: chi vuole candidarsi in Regione non dovrà, infatti, «aver riportato sentenze di condanna in sede penale, anche non definitive, né essere inquisito». Un problema, questa nuova regola, qualora fosse confermata la posizione di Defranceschi.

Il consigliere 5 stelle - che però a quanto risulta all'Espresso non ha ancora ricevuto la comunicazione della Procura, così come, prima della richiesta di informazioni avanzata degli avvocati, non avevano ricevuto nessuna notizia Richetti e Bonaccini - ha sempre parlato di «formalità», e ha sempre rimandato alle spese rendicontate sul sito del gruppo, almeno per quella che è la sua gestione, che è iniziata dopo l'espulsione del collega Favia.

Ma poco importa, e nel Movimento emiliano sono ore di agitazione per una candidatura che sembrava naturale e che ora rischia di saltare per una stretta decisa ai piani alti del Movimento. Poco importerebbe anche che il consigliere, sospeso dal Movimento in seguito alla richiesta di risarcimento indirizzata a lui e ai colleghi consiglieri dalla Corte dei conti, sia stato riammesso a pieno titolo, quando è stato accolto, il 25 giugno, il suo ricorso. A Defranceschi era stato chiesto di rifondere poco meno 22.000 euro che, lo stesso capogruppo a 5 Stelle, aveva dichiarato di aver speso per pagare due contratti di collaborazione, per prestazioni effettivamente erogate.

Il Pd, invece, dovrebbe sciogliere il nodo della candidatura, valutando un'eventuale nome unitario, nella direzione che è slittata a martedì.

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Luca Sappino per l’Espresso