mercoledì 8 ottobre 2014

AL CIRCO DI GRILLO SONO ATTESI POCHI LEONI SDENTATI E COCCODRILLI IN LACRIME



Il Circo Massimo in cui si apprestano a confluire Beppe Grillo e i Cinque stelle per la tre giorni di kermesse prossima ventura (da venerdì a domenica) è, a questo punto, un luogo prima di tutto psicologico: lo specchio dove rimirare l’immagine di quello che si era, di quello che si voleva essere, di quello che (illusione) si spera di essere ancora, indipendentemente dai soldi raccolti online (meno del previsto, per ora circa centonovantamila euro su cinquecentomila attesi) e indipendentemente dal numero di gazebo (meno del previsto pure quelli: circa duecento invece di trecento).

Pazienza se l’attivista Mimì da Bari, l’altro giorno, ha scritto sul blog di Grillo che tanto valeva non ridare indietro i rimborsi elettorali e non fare “la lagna delle offerte alla parrocchiale”, visto che poi “il Movimento ha sempre bisogno di soldi”. E pazienza se alcuni imprenditori del nord-est prima simpatizzanti, come Massimo Colomban, ora, vista anche la linea-Camusso assunta dal M5s sull’articolo 18, invitano i Cinque stelle a “mettersi insieme” a Matteo Renzi e pure a Matteo Salvini per “fare davvero le cose”.

Il problema di Beppe Grillo, adesso, più che di mancata donazione, è di motivazione. Non ci saremo tirati la zappa sui piedi, in questo anno e mezzo?, si chiedono ormai non pochi attivisti, con gran saudade per i giorni in cui si brindava al venticinque per cento inconsapevoli di quello che sarebbe venuto poi: l’imprigionamento degli eletti nella turris eburnea internettiana della Casaleggio Associati.

Hanno voluto la bicicletta, i Cinque stelle, ove per bicicletta s’intende la piazza delle meraviglie, il prato dei Rolling Stones dove parlava Walter Veltroni quando non andava a Venezia a sposare George Clooney, il secondo luogo-simbolo da scippare al Pd dopo piazza San Giovanni. Ma pensa che scorno, ieri, vedere quel titolo non proprio incoraggiante sul Fatto quotidiano, sopra all’editoriale di Marco Travaglio, oggi severissimo quanto un tempo benevolo con il M5s: “Circo Massimo o minimo?”.

E anche se la deputata di M5s Roberta Lombardi vede “gufetti” e “gufacci” a rovinare a monte la festa del rilancio (o della sperata uscita dall’irrilevanza?), nello specchio del Circo Massimo non si scorge l’entusiasmo d’antan per le gesta del leader-comico che si mette la muta e nuota nello Stretto prima di correre per tutta la Sicilia come Forrest Gump, con le folle che donano al suo camper torte e prosciutti (Grillo canterà al Circo Massimo con Edoardo Bennato, si apprende, ma la grancassa non suona più).

E’ stata prosciugata dalla disillusione, l’euforia del cittadino comune indignato con la casta (tutti alla plancia di comando, mica dobbiamo essere politici professionisti, dicevano i Cinque stelle nell’inverno del 2013, sentendosi prossimi al giorno del giudizio in cui “cacciare gli zombie” e “aprire il Parlamento come una scatola di tonno”). “Festa”, è la parola magica che i Cinque stelle ripetono per autoconvincersi di non essere soltanto scontro di pizzarottiani e antipizzarottiani (intanto Federico Pizzarotti, sindaco di Parma mezzo-dissidente, dice in un’intervista a Repubblica che nel movimento “la leadership è diventata un problema”).

 “Festa”, dice l’organizzatrice del “grande evento” (sempre Roberta Lombardi), evento durante il quale Beppe Grillo si affaccerà dal palco più volte (la prima venerdì sera), mentre dai gazebo sistemati “a stivale” come lungo i confini dell’Italia si parlerà di “buone notizie” (cioè, dicono i Cinque stelle, di quello che hanno fatto “sul territorio”, complice la testimonianza dell’anti-Pizzarotti Filippo Nogarin, sindaco di Livorno non ancora inviso, anzi, alla Casaleggio Associati).

Guarda dentro alla certezza del prossimo boato di pubblico per Grillo come Narciso sul bordo dello stagno, il M5s, ma non ci vede la grandeur che faceva digerire tutto, anche le tragicomiche farse in streaming per discutere prime espulsioni, scontrini, linee sgradite, con la paura di farsi “contaminare” dal Palazzo. Saremo tantissimi, sarà tutto bellissimo, dicono i parlamentari ottimisti del M5s mentre il collega Danilo Toninelli invita i dissidenti pd a votare insieme (per la Consulta) il nome del professor Franco Modugno.

Ma il rischio di ripetere al Circo Massimo slogan ormai già digeriti dalla piazza s’intravede, come pure s’intravede quello di esaurirsi nella lamentazione (per il sindaco di Roma che se n’è infischiato della pulizia, per l’assicurazione cara, per gli artisti “non coraggiosi” che latitano, tanto che sul web è andata in scena l’indignazione vittimista contro Caparezza che non ha “le palle” per suonare chez Grillo).

Siamo lontani dai tempi in cui una fetta di bel mondo (con Dario Fo) si appollaiava sulla spalla del comico. L’effetto calamita da “vaffa-day” (l’ultimo neppure un anno fa) pare svanito. E per quanto Grillo abbia fatto balenare sul blog bighe e trionfi, il cuore scorato degli attivisti al momento dice: andrà bene se non andrà così male.
 
mader

Marianna Rizzini per Il Foglio