martedì 19 agosto 2014

FERRARA: “GRILLO È UN FUORILEGGE DELLA DEMOCRAZIA, VA PUNITO”




Il mio amico Franco Zerlenga, che vede le cose da New York e talvolta le vede meglio di noi, sostiene che Beppe Grillo è semplicemente un nazista. 


Franco vive in un paese dove le istituzioni sono integre, prima di tutto perché hanno coscienza di sé e sanno il proprio valore. 

Anche la democrazia americana è imperfetta, soffre, vive la crisi, la disoccupazione, vive la dissociazione delle idee generali, la corruzione, il discredito washingtoniano, la moltiplicazione dei valori in un politeismo senza Dio, ma in nessun momento, in nessun dove, mai, mai potrebbe un violento fanfarone capace di chiedersi che cosa si potrebbe fare in macchina con la presidente della Camera, mai praticare il campo della democrazia liberale americana. Potrebbe essere un caso estremo di diritto civile o free speech, forse sarebbe trattato come un insetto da lasciare libero di tessere la sua tela dei veleni, ma la sua operatività politica, la sua dignità di interlocutore della grande stampa e delle televisioni e dei partiti sarebbe spettrale in una vera democrazia costituzionale.

Sono restio ad applicare la grande terminologia storica del Novecento (nazismo, fascismo, comunismo) allo squallore presente, che è capace di attirarla in un abuso strumentale di seconda scelta, ma credo che Zerlenga abbia ragione. Grillo vuole abolire i partiti, che considera morti, se ne sente erede testamentario e si proclama tale come becchino plebiscitario, magari fosse semplicemente un populista democratico. 

E’ il Führerprinzip incarnato, comanda senza esserci, è monolitico e unico e assente, si sente il rilascio di una certa puzza mistica della cattiva politica di sempre. Scatena ondate di scurrilità sessista contro le donne che designa come obiettivi dello squadrismo verbale in campo avverso, ultima la presidente della Camera. Evoca la violenza: arrendetevi, consegnatevi, l’assedio, e defeca sugli avversari e perfino sugli amici non abbastanza obbedienti, trattati come ottuagenari surgelati. Coltiva con quel suo amichetto web uno spirito di setta che forse fa ridere, forse è fumettaro, forse ha un qualche bavoso elemento di derivazione dall’archetipo del goliardico e del comico, ma impressiona per l’aderenza obbediente che sollecita, in rete e fuori della rete, al prototipo del frequentatore di birreria monacense sulla fine degli anni Venti del secolo scorso.

Grillo è un fuorilegge della democrazia. E’ il parassita malato delle polemiche e dei ritrovati anticasta dei ricchi e famosi che come sempre in Italia giocano allo sfascio. E’ il prodotto della subordinazione dei mass media, televisioni più deboli in primis (l’increscioso caso Mentana), alla sua dittatura d’opinione, alla sua convinzione malfidata di essere nel giusto di una campagna di distruzione dell’esistente democratico, magari con false locuzioni di difesa della Costituzione (il nazismo politico ha sempre un fondo legittimista che irrora il suo spirito eversivo). Grillo dovrebbe essere bandito dalla scena pubblica, con metodi rigorosi ed estremi. Dovrebbe essere inseguito dal disprezzo agente, non inerte, delle istituzioni. Dovrebbe essere considerato, lui con i suoi corteggiatori e seguaci, come quel che è: un mostro antidemocratico di volgarità e di menzogna, uno che lucra sulla credulità popolare, una specie di metodo stamina a largo raggio, un’infusione di bestialità nella realtà magari critica, magari drammatica, ma fondamentalmente sana del corpo repubblicano. Sento già l’obiezione del cretino cognitivo: gli facciamo un favore. E facciamoglielo, il favore di fargli sentire addosso l’alito sputazzante della società civile e dello stato.

Grillo non può e non deve essere semplicemente criticato. Questa è blandizie, è fiacchezza dello spirito, è incapacità di reazione da circonvenuti. Grillo deve essere avversato e respinto ai margini del discorso pubblico. Deve essere sepolto sotto una valanga di indifferenza e di superiorità morale. Deve essere eliminato dal finto gioco delle regole e delle parti a cui si riduce, quando muore, una democrazia senza spada e senza risorse difensive e d’attacco. 

Grillo kaputt. Questo è il problema. Altro che il sessismo.

mader

di Giuliano Ferrara per Il Foglio